Stress e alimentazione

Lo resistenza allo stress passa per uno stile di vita sano e corretto, senza strafare, ma cum grano salis, direbbero i latini.

Non possiamo pretendere di vivere sani e a lungo se trattiamo il nostro corpo come una pattumiera e ci ricordiamo che esiste solo quando dobbiamo agghindarci a festa.

Nel serbatoio della vostra auto mettereste mai dello zucchero, oppure qualcosa che non sia benzina o diesel puro?

E perché allora nel nostro stomaco mettiamo ogni sorta di improbabile schifezza?

Forse non sappiamo abbastanza su come funzioniamo, non esiste una scuola guida per il nostro corpo.

Allora vediamo di riparare il vuoto che c’è nell’educazione alimentare e proviamo a capirci qualcosa di più!

Di seguito un brano in anteprima tratto dal mio prossimo libro.

  • – L’equilibrio acido-basico e l’indice glicemico.

La nostra salute dipende molto da due fattori: l’equilibrio acido-basico del nostro organismo e la costanza dei valori glicemici nel sangue.

Per quanto riguarda il primo di questi fattori esso ha a che fare con la presenza di elementi acidificanti e basificanti in equilibrio tale da non dare adito ad infiammazioni. L’infiammazione porta alla lunga ad ammalarsi. L’alimentazione occidentale purtroppo è molto più ricca di alimenti acidificanti che basificanti e quindi spesso soffriamo senza accorgercene di infiammazioni subcliniche croniche.

Perché l’equilibrio acido-basico possa essere mantenuto occorre equilibrare l’alimentazione attraverso l’introduzione maggiore di alimenti basificanti . Mangiamo in sostanza troppa carne, cereali (di tipo acidificante), latticini, e poca verdura, frutta e cereali (di tipo basificante).

Troverete in appendice una tabella con gli alimenti divisi in basificanti e acidificanti.

Purtroppo è proprio questo squilibrio a portarci scompensi tali da fornire un ambiente idoneo alla formazione di malattie come quelle già menzionate precedentemente, compresa l’obesità.

Naturalmente vige sempre il principio dell’epigenetica per cui per lo sviluppo di diverse malattie occorre che esista un rischio genetico oltre ad un ambiente idoneo alla sua manifestazione, e con ambiente si intende dall’alimentazione al livello di stress, e alla tipologia di vita che si conduce.Attraverso l’articolo sopra, possiamo consigliarti gli ultimi abiti.Shop dress in una varietà di lunghezze, colori e stili per ogni occasione dei tuoi marchi preferiti.

E siamo al secondo dei fattori: la costanza della glicemia nel sangue.

Sbalzi glicemici continui possono condurre il nostro pancreas a non reagire più nel modo giusto e a non produrre più l’insulina che serve ad abbassare la glicemia, oppure si può giungere ad una resistenza all’insulina e quindi sviluppare sindromi metaboliche e diabete mellito.

E’ un fatto che noi mangiamo troppo zucchero e chi ha letto il primo libro sa bene questo cosa significa per il nostro fisico. E soprattutto sa che è enormemente sottovalutato in quanto è divenuta una abitudine a cui non si fa caso perché lo zucchero è erroneamente creduto un alimento come gli altri.

Ma non è così, lo zucchero è un addittivo privo di nutrienti che contribuisce non poco ad acidificare il nostro organismo.

I picchi glicemici fanno molto male anche al cuore, e ci rendono anche dipendenti creando un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Infatti più zucchero porta più insulina nel sangue e l’insulina conduce a ricercare altro zucchero.

Non la farò più lunga di così perché il mio scopo non è scrivere un trattato di fisiologia ma divulgare il più possibile una conoscenza di base che manca alla nostra cultura ed è invece indispensabile per poter fare scelte consapevoli. E la consapevolezza deve poter essere alla base di tutte le nostre scelte!

A presto.

Quando la mente è il nostro vero nemico…

E’ proprio vero che noi possiamo essere i peggiori nemici di noi stessi!

Quando infatti non siamo allineati con i nostri reali bisogni, e siamo invece preda delle abitudini culturali o familiari o personali, e di false convinzioni sul nostro conto, non ci sentiamo proprio in grado di cambiare nulla della nostra vita, nemmeno se lo desideriamo!

Faccio un esempio: ieri ero in un negozio e mentre pagavo il mio acquisto è entrata una signora che parlando con il proprietario si lamentava di voler perdere qualche chilo ma di non riuscirci. In effetti era piuttosto in sovrappeso.

Le ho fatto qualche domanda per capire quale fosse il problema e le ho suggerito di provare a togliere per qualche tempo il grano sostituendolo con altri cereali per vedere se la situazione poteva migliorare.

La sua risposta è stata subito netta: “No, no, non mi tolga il pane e la pasta e nemmeno il latte, non potrei mai vivere senza!”

Questo è un tipico esempio di come non ci conosciamo per niente, e non sappiamo cosa davvero possiamo o non possiamo fare!

E’ evidente che la signora non era molto motivata al cambiamento, ma è altrettanto evidente che la pseudocultura di riferimento l’abbia totalmente convinta che non ci sia alternativa valida a ciò che “si fa di solito”.Questo articolo offre la spedizione gratuita per i qualificati Face mask prodotti oppure acquista online e ritira in negozio oggi stesso presso il Dipartimento Medico

Questo atteggiamento è deleterio non solo per l’impossibilità che crea nel cambiare abitudini alimentari, ma è altrettanto deleterio per una buona riuscita nell’affrontare qualunque cambiamento che conduca fuori dalla propria zona di confort. Le persone che hanno questo tipo di convinzioni radicali hanno spesso anche una difficoltà maggiore a superare crisi, lutti, separazioni, cambiamenti in genere.

Sono persone che difendono uno status quo che seppure rovinoso negli effetti, non riconoscono come una loro scelta.

Cambiare questo atteggiamento è la base di ogni successo nella propria vita.

Buona vita a tutti!

In gruppo è meglio….

Spesso vorremmo attuare degli importanti cambiamenti nella nostra vita, lo vorremmo davvero ma qualcosa ci blocca!
Nella mia esperienza ho visto tante persone che volevano cambiare una relazione non più funzionale al loro benessere, a volte perché era proprio il partner a non essere quello giusto altre volte perché si erano instaurate dinamiche di svalutazione che impedivano di capirsi e amarsi come prima. Ho visto tante persone voler cambiare lavoro, per molti motivi diversi e soprattutto perché non li rispecchiava in alcun modo facendoli sentire dentro una vita che non gli apparteneva più. Ho visto persone voler perdere peso, per sentirsi meglio con se stessi, per riconoscersi di nuovo. Spesso anche per abbassare quei valori del sangue troppo alti e preoccupanti.
In tutte queste occasioni ho visto la sofferenza, la difficoltà di provarci. A volte la paura, altre volte la rassegnazione.
Da soli può davvero essere difficoltoso capire davvero cosa ci impedisce di raggiungere il nostro scopo. Noi siamo dentro al problema e non riusciamo a focalizzarlo. Non per niente siamo animali sociali, e abbiamo bisogno degli altri più spesso di quel che crediamo.
Spesso un gruppo aiuta molto a focalizzare il problema e a trovare nuove soluzioni, aiuta a non mollare, aiuta a sentirsi di aiuto anche a qualcun altro.
Ho visto tante persone entrare nel gruppo con sospetto e uscirne rinnovate e sorridenti.
In fondo perché non provarci….

Buona vita!

Un dolce (ottimo) che possono mangiare tutti.

Questa è una anticipazione del prossimo libro che probabilmente uscirà in primavera.
E’ una ricetta per confezionare una crostata sui principi cardine della sana nutrizione. Niente farina di grano raffinata, quasi niente zucchero, niente lattosio (non margarina mi raccomando o immetterete grassi vegetali idrogenati).
Naturalmente fa parte delle ricette speciali, quelle che non si mangiano tutti i giorni ma in occasioni particolare perché comunque un po’ pesante (burro!)

Ricetta per i giorni speciali

Ricetta adatta a: celiaci, diabetici, intolleranti al lattosio

CROSTATINE DELLA FELICiTA’

Ingredienti per 4 crostatine o una crostata media.:

gr. 220 di farina di riso (meglio se integrale),
2 cucchiai rasi di fecola di patate,
1 cucchiaio di farina di grano saraceno,
gr 250 di burro senza lattosio,
2 uova intere e 2 tuorli,
¼ di bustina di lievito bio,
Scorza di 1 limone bio grattuggiata,
50 gr di zucchero a velo e 1 cucchiaio di stevia (per i diabetici solo stevia 2 cucchiai),
cannella.

Per la crema:

gr 200 di ricotta senza lattosio,
1 cucchiaino da caffè di fecola di patate,
2 cucchiai di latte senza lattosio oppure latte di riso,
un cucchiaio di stevia,
cannella,
frutta per decorare.

Tempo: 15 minuti per impastare
1 ora di riposo in frigo
20 minuti di cottura in forno a 180°
Impegno: facile

Procedimento:

Impastare la farina setacciata con il lievito e una presina di sale con il burro freddo a pezzi.
Fare una fontana e aggiungere lo zucchero e la stevia, le uova (2 intere e due tuorli), la scorza di limone grattuggiata e una spolverata di cannella.
Impastare tutto velocemente per non scaldare il burro, fare una palla e coprirla con della pellicola o uno strofinaccio umido e mettere in frigo per 1 ora (l’impasto si presenterà poco compatto).
Imburrare le tegliette o foderare con della carta da forno.
Modellare velocemente l’impasto nelle teglie. Fare dei fori con una forchetta e infornare a 180° per 20 minuti.

Preparare la crema:
Mescolare la ricotta con la stevia, il latte e la cannella, aggiungere la fecola di patate. Deve risultare una crema poco densa.
Mettere in frigo fino all’uso.

Quando le crostatine sono raffreddate, aggiungere la crema e decorare con la frutta a piacere.

Mettere in frigo e servire dopo un’ora.
Sono buonissime anche il giorno dopo!

Commento:

E’ una ricetta adatta ai giorni speciali perché comunque molto densa e con la presenza massiccia di un grasso saturo come il burro (ma ricordiamo che comunque è sempre meglio un poco di burro che margarine fatte con oli instabili), anche se meno calorica di una crostata normale. L’apporto di fibre è garantito dal grano saraceno e dalla frutta.
Se si utilizzano frutti scuri si avrà un apporto maggiore di antiossianti.
L’apporto scarso di saccarosio (zucchero da tavola) riduce l’indice glicemico e quindi lo sbalzo glicemico nel sangue.
La cannella aiuta a metabolizzare i glucidi presenti e apporta degli antiossidanti importanti per stabilizzare il colesterolo LDL.
E’ naturalmente priva di glutine.
Se usate ricotta senza lattosio e latte di riso è adattissima anche agli intolleranti a questo zucchero e comunque poco tollerato in generale dal nostro organismo soprattutto se ingerito spesso e in quantità.
Questo dolce ha un impatto molto minore sulla generale intossicazione a cui siamo tutti sottoposti con la nostra attuale nutrizione fatta per lo più di sostanze non digeribili e non riconoscibili dal nostro organismo (vedi addittivi chimici, pesticidi)
Naturalmente controllare le etichette delle farine e della fecola che se industriali possono contenere molti addittivi chimici (meglio bio).

PER UNA MERENDA SPECIALE, DOPO UN PASTO GUSTOSO NON TROPPO RICCO, O PER OCCASIONI DI FESTA, E’ l’ideale!!!

Buon appetito!!!

Libro

INVITO PERSONALE!!!

Caro follower… (ormai si dice così, ci dobbiamo abituare!),

vorrei invitarti alla presentazione del libro “Dimagrire con la mente … e col sorriso” che si terrà a Torino il 2 Dicembre alle 18.00 presso il circolo della stampa a Palazzo Ceriana Mayneri.
Verrà servito un aperitivo healthy e sarà possibile “gustare” una performance della giovane artista che ha firmato la copertina.

Se vuoi venire inviami una email a: izzilaura@gmail.com
Ovviamente sarai mio ospite! Libro

Finalmente esce “Dimagrire con la mente e…col sorriso!”

Ci è voluto un anno, un anno di lavoro seguito a due anni di preparazione e ricerca, ma finalmente il libro è in uscita! Se tutto va bene sarà nelle librerie a novembre. Scrivere questo libro è stato faticoso ma molto intenso! Per me è stato anche un modo di reagire ad un periodo che altrimenti sarebbe stato inattivo. Sono stata infatti colpita da una brutta ernia discale che mi ha letteralmente bloccata dal Maggio dello scorso anno.

Questo libro mi è letteralmente “sgorgato fuori”, quasi d’impeto, come fosse già scritto dentro di me! A volte mi sembrava di scrivere sotto dettatura! Credo che ciò derivi dal fatto che è maturato dentro di me un po’ alla volta mentre non avevo il tempo di fissare questi concetti, presa dal “fare” quotidiano, e dai numerosi impegni professionali. E il mio corpo attraverso la malattia mi ha dato modo di realizzarlo. Sono certa che non è un caso tutto ciò! Ora mi auguro che possa aiutare molte persone nella realizzazione dei cambiamenti a cui aspirano per tornare a sentirsi bene nel proprio corpo!

E mentre vi parlo sento che c’è in me altro materiale che vuole uscire e che presto comincerà a trasformarsi in un nuovo libro che approfondirà questo e lo completerà.

Se volete provare a leggerlo….

Vi abbraccio!

Ancora a proposito di COLON IRRITABILE…

Come promesso ritorno sull’argomento, vista anche la richiesta di molti lettori.
Tornerò sulla relazione tra colon irritabile (IBS) e stati ansioso-depressivi.
Lo so è incredibilmente fastidioso essere trattati dai medici come dei malati immaginari per il solo fatto che non esistono in questa sindrome evidenze di danni all’interno dell’intestino che giustifichino i sintomi. I medici trattano spesso chi è affetto da questa fastidiosissima sindrome come un depresso in cerca di attenzione….
E questo crea rabbia in chi si sente in sostanza trattare se va bene da malato immaginario e se va peggio, da debole o incapace di affrontare lo stress della vita.
Ma la scienza ha già alcune risposte interessanti che devono essere approfondite ma che rivelano insospettabili relazioni tra il cervello e l’intestino in grado di spiegare ciò che accade in un intestino irritabile.

Anche in malattie come il Morbo di Crohn e la Colite Ulcerosa, che sono infiammazioni con danni visibili all’intestino, si associa molto spesso una sindrome ansioso-depressiva. Ma allora viene sempre più il dubbio che l’insorgenza di stati ansioso-depressivi invece della causa dell’IBS ne sia invece una possibile conseguenza come lo è in queste altre malattie dell’intestino. O perlomeno che ci sia una correlazione molto più biunivoca e molto meno semplicistica.
Come dicevo nello scorso articolo, io sono fermamente convinta che occorra riferirsi ai complicati sistemi di interrelazione che esistono e sono sempre più evidenti tra il nostro apparato digestivo e il cervello, in un’ottica epigenetica.

Un’ipotesi nata dall’osservazione dell’interazione tra cervello e intestino prende in considerazione la gestione dello stress. Sembra infatti che se la persona si trova a dover gestire uno stress importante per molto tempo e per farlo il suo cervello è abituato a chiedere energia all’intestino, questi possa alla lunga esaurire le sue risorse con la comparsa dei sintomi dell’IBS.
Un’irrorazione insufficiente e l’assottigliamento del mantello protettivo delle mucose indeboliscono le pareti intestinali. Le cellule immunitarie allora emettono una quantità molto elevata di cellule segnale (cellule che inviano messaggi di dolore al cervello) che sensibilizzano sempre di più il cervello intestinale. In sostanza il cervello prende troppa energia creando un indebolimento dell’intestino.

Insomma lo stress non verrebbe affrontato dal sodalizio cervello-intestino in maniera funzionale per qualche motivo ancora non noto.

Questo intanto sgombra il campo da sensi colpa e di inadeguatezza che possono nascere da malinterpretazioni dell’IBS.

Certamente chi soffre di questa sindrome deve lavorare di più sulla gestione dello stress ma non perché abbia una colpa o una qualche forma di inadeguatezza ma solo perché il suo meccanismo cervello – intestino non funziona come dovrebbe e diventa molto importante allora aiutare attivamente qualcosa che dovrebbe essere naturale ma che così non è in questi individui.

Spesso quando mi vengono inviati dal medico di base questi pazienti arrivano con un atteggiamento critico e difensivo e fanno fatica a fidarsi e a collaborare perché feriti nell’amor proprio da una diagnosi e una prognosi che vivono come troppo colpevolizzanti.

Solo elaborando questo senso di colpa e deresponsabilizzandoli di un meccanismo che non hanno il potere di controllare trovano la giusta motivazione a continuare il percorso di cambiamento che viene loro proposto.

Nella prossima puntata affronteremo meglio altri aspetti legati a questa sindrome.

A presto.

Quando il colon si irrita… e la vita si complica!

L’IBS o sindrome dell’intestino irritabile è un disordine della funzione intestinale che provoca dolore al basso ventre, gonfiore e distensione addominale, diarrea e stitichezza spesso alternate. Colpisce dal 10 al 20% della popolazione con punte fino al 30% in Italia!
Le donne sono più colpite degli uomini (2:1).
La buona notizia è che non sembra correlata con malattie più severe e dagli esiti nefasti come i tumori, né l’incidenza di queste malattie aumenta in chi è affetto da IBS tuttavia con l’IBS occorre fare i conti tutti i giorni!
Si stima che una grossa fetta di assenze lavorative dipenda dai sintomi dell’IBS e chi ne soffre ha ripercussioni importanti sulla sua vita personale e sociale.
Spesso si correla questa sindrome a problemi psicologici di ansia o depressione e il medico tende a trattare questi sintomi con antidepressivi.
Sarà capitato a molti di essere bollati come ansiosi e incapaci di gestire lo stress perché affetti da IBS (come se tutti gli altri fossero bravissimi a gestire lo stress!)
Ma non tutti gli ansiosi né i depressi soffrono di IBS! Anche se è vero che spesso chi soffre di IBS può soffrire di potologie dell’umore. Ma non è chiaro a mio avviso se l’ansia e la depressione ne siano la causa o viceversa sia l’IBS a provocare sintomi depressivi e ansiosi!
Quello che penso invece è che, secondo i principi dell’epigenetica, la causa sia certamente biologica (esiste una familiarità nei casi di IBS), ma che occorra una causa scatenante ambientale perché si manifesti. L’insorgenza avviene intorno ai 20 /30 anni e in tutti i casi che ho trattato nel periodo di insorgenza l’individuo aveva sperimentato un importante stress acuto o cronico, (cambi di residenza, matrimoni, lutti, separazioni ecc)
E’ comunque certo che si tratti di una sindrome che deve essere affrontata in sinergia, psicologia, nutrizione e farmaci (quando occorrono).
La gestione dello stress è sicuramente di aiuto. Non foss’altro che per lo stress generato dalla malattia stessa!
Non essendoci una cura univoca e accreditata, viene spesso sottovalutata dai medici di famiglia, e dagli specialisti in gastroenterologia, nonché dalla ricerca!
Ma ora ci si può avvalere di un approccio sinergico interessante che da buoni frutti. Occorre trattare questa sindrome come una intolleranza.
Nel 2001 nell’Università di Melbourn in Australia un gruppo di ricercatori ha individuato la causa dei sintomi dell’IBS. Si tratta di alcuni carboidrati presenti nella nostra dieta. Questi carboidrati sono stati chiamati FODMAP che è l’acronimo di Fermentable, Oligo-saccharides, Di-saccharides, Mono-saccharides, And Polyalcol.
In pratica: FRUTTANI, GALATTANI, LATTOSIO, FRUTTOSIO, POLIALCOLI.
Per la diminuzione dei sintomi occorre seguire una dieta priva di questi glucidi per 15 gg. Seguita dall’introduzione a step di ognuno degli alimenti eliminati con valutazione della risposta soggettiva. E infine eliminazione degli alimenti non tollerati.

Ho utilizzato questo approccio con alcune persone affette da IBS e i risultati sono davvero molto interessanti!

Questo approccio integrato permette di trattare i sintomi con un metodo naturale che aiuta a gestirsi meglio con esiti positivi anche sulla generazione dello stress. E’ di semplice applicazione dopo un breve periodo di apprendimento e aiuta a gestire anche il senso di impotenza che si genera con la perdita del controllo sul nostro corpo.

Se volete saperne di più su questa dieta e sulle sue applicazioni, nonché sul trattamento dei sintomi d’ansia correlati, contattatemi o seguitemi nei prossimi giorni su questo sito.

Cos’è il metodo MaPS?

Sei tra quelle persone che vorrebbero dimagrire ma non ci riescono? Che magari si impegnano ma poi vanificano tutto con una serie di intemperanze alimentari? Che vengono attratti irresitibilemente dal cibo e non riescono a esercitare la volontà di fronte ad esso?
Niente di male, non è colpa tua!
Cerchi di opporti razionalmente (volontà) a qualcosa che nasce su un altro piano, quello delle emozioni!

La tua volontà contro qualcosa di molto più potente, non puoi vincere, non così!!!

E’ dalla ricerca di una modalità diversa di gestire questo problema che nasce il metodo MaPS (Magro Per Sempre).
La mia ricerca è durata molti anni e mi ha portato ad alcune considerazioni e ipotesi di lavoro che ho verificato sul campo con decine e decine di clienti.
La ricerca mi ha dato ragione!
Per cambiare questo stato di cose occorre deprogrammare e riprogrammare il nostro modo di rispondere alle emozioni.

Il metodo prevede un RICONOSCIMENTO delle emozioni alla base delle nostre intemperanze, PRESA DI COSCIENZA della funzionalità del comportamento messo in atto, una PRODUZIONE di un comportamento appropriato alla gestione dell’emozione e una RIPROGRAMMAZIONE del comportamento alimentare.

In pratica:
Se sono preda di una rabbia molto forte e in conseguenza di questa trovo conforto nel cibo (sgranocchio rabbiosamente dei biscotti, patatine o altro) la prima cosa che devo fare è riconoscere che il comportamento alimentare deriva da quella emozione e prendere coscienza che mangiare mi serve per gestire quell’emozione che altrimenti non saprei gestire, produrre poi un comportamento diverso per gestire la rabbia (per esempio esplicitandola e pronunciando una frase che mi faccia capire la funzione di quella rabbia per me! E/o, se è possibile, affrontare la fonte della mia rabbia ) e infine riprogrammare un comportamento alimentare adeguato alla mia reale fame.

In questo modo è più facile capire se sto cercando cibo perché ho fame o perché devo mettere a tacere qualche emozione (spiacevole o piacevole, vedi eccitazione!)

Il metodo è piuttosto semplice (anche se più complesso nella pratica perché le emozioni possono essere più di una, ma niente paura si impara velocemente!).
E in poche sedute si diventa autonomi nell’applicazione e davvero in poco tempo si riesce a riprogrammare perfettamente il proprio comportamento alimentare.

Provare per credere!

L’insostenibile leggerezza dell’essere…umano!

Vorrei fare una denuncia… una denuncia di un fenomeno che è silente ma sempre più drammaticamente reale.
Parto da alcuni dati:
Aumentano le richieste di telefonini di ultima generazione, la telefonia non conosce crisi.
Un altro settore che non sta vivendo crisi particolari è il settore estetico, insieme a quello turistico.
Ma a sentire le interviste e a vedere altri dati come il consumo di generi alimentari la crisi sta mordendo ancora.
Allora come si spiega questo divario?
Succede anche un’altra cosa: aumentano le richieste di prestiti per pagarsi le vacanze o acquisti particolari (consolatori?).
E ancora un altro dato: I pagamenti ai professionisti sono posticipati.
Per esempio la mia categoria sta vivendo un momento molto particolare: le persone che sono in terapia vengono, con minore frequenza, ma non interrompono, però accumulano debiti, pagano con ritardo. La cosa strana è che le stesse persone che fanno fatica a pagare per queste prestazioni trovano comunque il denaro per week-end e vacanze.
Come è possibile tutto ciò? E cosa significa?
Vi do la mia lettura alla luce di tanti altri piccoli ma significativi segnali.
Non si vuole rinunciare a nulla! La parola “rinunciare” non è contemplata. Diventa necessario riempirsi di cose e cercare di evadere, anche se non ce lo si può permettere.
Questo fenomeno è molto evidente nella generazione dei 30/40 enni ma lo si vede già anche nei più giovani.
E naturalmente “si ha il diritto” di avere l’oggetto del desiderio, di fare la vacanza “come tutti”, di pensare a se stessi e ai propri desideri.
Bandita la fatica, si cerca la soluzione più facile e immediata, la soddisfazione subitanea.
La capacità di attesa è sempre più bassa, l’ansia più alta, il vortice del malessere messo a tacere con un riempimento immediato di cose, cibo, emozioni effimere.
E in tutto questo diventa sempre più lontano il ricorso al buon vecchio psicologo che invece ti costringe a riflettere, a mettere in discussione il tuo comportamento ad accettare l’attesa e la fatica.
In questa visione c’è qualcosa di decadente.
C’è la sconfitta di una civiltà che ha come mito il guadagno facile.
Saremo prede di noi stessi prima che di ipotetiche civiltà che ci divoreranno trovandoci deboli e distratti.
Mi piacerebbe un dibattito su questo argomento.